Il grande bluff del "Primo su Google con pochi euro": la matematica non è un'opinione, la SEO nemmeno.
Se gestite un’attività, vi sarà capitato almeno una volta. Vi squilla il telefono o vi compare un post sui social: "Vieni da noi e dominerai tutte le ricerche", oppure "Ti portiamo in prima posizione su Google a zero spese e solo con la SEO".
Promesse mirabolanti, slogan da imbonitori che fanno leva sul desiderio (legittimo) di ogni imprenditore di essere visibile. Ma fermiamoci un secondo, facciamo un respiro profondo e accendiamo la calcolatrice.
La prova dei numeri: l'imbuto di Rimini, Roma e Milano
Chiunque mastichi un minimo di marketing sa che i sogni si scontrano sempre con i numeri reali. Prendiamo la ristorazione, un settore competitivo al massimo livello:
A Roma ci sono circa 13.000 ristoranti.
A Milano si superano tranquillamente gli 8000.
A Rimini (realtà che conosco molto bene), tra ristoranti, pizzerie e birrerie, parliamo di oltre 1.500 attività.
Ora, la domanda sorge spontanea: se la prima pagina di Google ha solo 10 spazi disponibili nei risultati organici (e 3 o 4 negli annunci a pagamento), come fanno 1.500 o 13.000 attività a essere "tutte prime"?
La risposta è semplice: non possono. Dire il contrario non è una strategia di marketing, è una menzogna matematica. Oggi, tra l'altro, non basta più l'autocertificazione ("sono il più bravo e lo dico io"): esistono sistemi di valutazione basati sull'intelligenza artificiale e algoritmi di controllo che analizzano i siti web e i profili aziendali in modo scientifico. E i dati non mentono.
Il fattore "Intento di ricerca" (L'algoritmo non è fesso)
Essere primi in assoluto non esiste, perché la ricerca è fluida e dipende da un'infinità di variabili. Prima tra tutte: cosa scrive l'utente nella barra di ricerca?
Se gestite l'unico ristorante di falafel egiziani della provincia, congratulazioni: sarete primi su Google quasi senza sforzo. Ma se vendete pizza napoletana o se la vostra parola chiave è semplicemente ristorante, vi scontrerete con centinaia di concorrenti.
Il posizionamento dipende dall'estensione del raggio d'azione delle parole chiave, dal budget investito e da fattori dinamici che cambiano da utente a utente.
La Local SEO: Dove ti trovi e chi sei?
Google non è un elenco telefonico statico. È un ecosistema che ragiona in base alla geolocalizzazione. Se un utente cerca "pizzeria" con la localizzazione attiva sul telefono, il motore di ricerca cercherà istintivamente di proporre i locali più vicini a dove si trova in quel preciso istante.
Ma la vicinanza non è l'unico parametro. C'è un elemento democratico e spietato che pulisce il mercato: le recensioni.
Il moltiplicatore delle recensioni: un esempio pratico
Il sistema dei motori di ricerca valuta profondamente lo storico e la reputazione accumulata su Google. Facciamo un confronto a parità di condizioni:
A parità di spesa (e spesso anche spendendo il doppio), chi ha recensioni pessime perderà sempre il confronto con chi ha un profilo eccellente. Google vuole dare agli utenti la risposta migliore possibile; spingere in alto un locale che i clienti giudicano mediocre danneggerebbe la credibilità di Google stesso.
Conclusione: Mettere visibilità alla scarsità è un suicidio commerciale
Se un'attività offre un servizio scadente o ha una pessima reputazione online, investire fiumi di denaro in Google Ads o fidarsi del "mago della SEO" che promette miracoli a basso costo produce un solo risultato: accellerare il fallimento.
Sganciamo una bomba di verità: mettere più visibilità alla propria scarsità non è una strategia di marketing. Significa solo far sapere a molte più persone, e molto più velocemente, che lì si mangia o si lavora male.
A questo punto, non serve comprare un posizionamento fasullo. Occorre cambiare radicalmente filosofia, cambiare approccio al cliente e capire che il web marketing non è un trucco di magia, ma lo specchio (ingranditore) della qualità della tua azienda.
Sono curioso: quante volte vi hanno promesso la prima posizione su Google? Raccontatemi la vostra esperienza.
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